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Untaggable Future Untaggable Cities
Archivio: FuoriSalone 2016

Untaggable Future Untaggable Cities

All’Audi City Lab in Torre Velasca, il secondo appuntamento promosso da Audi
Data Pubblicazione: 14 April 2016

Untaggable cities è stato il tema del secondo appuntamento del ciclo di incontri promosso da Audi in occasione del Furisalone di Milano. Dopo le persone, questa volta al centro del dibattito sono state le città. A partire da Milano che, come ha sottolineato nella sua introduzione il Brand Director Audi Italia Fabrizio Longo, “è di nuovo la Milano che volevamo”.

L’impegno di Audi è stato proprio quello di dar vita a un concorso di idee e proposte per guardare al futuro e all’innovazione della città. E lo ha fatto in uno dei luoghi più iconici dell’architettura milanese, la Torre Velasca, rivitalizzata dal progetto di restyling dell’architetto Piero Lissoni.

Il dibattito, moderato da Massimo Russo, condirettore de La Stampa, è partito dalla trasformazione in atto nelle città, destinate a ospitare i 7/10 della popolazione mondiale, per diventare luoghi straordinari ma anche di crescente complessità, che solo l’innovazione e la tecnologia ci consentiranno di affrontare.

“Occorre un approccio multidisciplinare”, ha detto l’architetto Michelangelo Giombini di Interni, “ed è anche questa la ragione per la quale quest’anno il Fuorisalone ha come filo conduttore l’apertura dei confini (“Open Borders”) tra culture, competenze e stili di vita.

“L’energia della città sono i cittadini”, ha sottolineato Paola Antonelli, Senior Curator di Architettura e Design e Direttore di ricerca e sviluppo presso il Museum of Modern Art di New York. Antonelli ha parlato di città nodose, cioè reti complesse, dove sempre più avvengono confronti anche tesi (basta ricordare le vicende di Occupy Wall Street a New York o le proteste dell’autunno brasiliano), ma che anch’essi “diventano strumenti di avanzamento urbanistico ed architettonico”.

Stimolati a intervenire sulla trasformazione urbana, gli architetti Piero Lissoni e Stefano Boeri hanno raccontato due loro progetti “untaggable”. La ristrutturazione della torre Velasca che, ha ricordato Lissoni, è un simbolo della città e quindi richiede grande cautela nell’intervento. “Ma la cautela non deve essere paura, non si possono riportare indietro le lancette. Bisogna avere il coraggio di rapportarsi al proprio tempo”.

Per Boeri, l’architettura deve saper produrre delle discontinuità. Milano lo ha fatto in passato con la Torre Velasca, ed è questa la Milano in cui ci riconosciamo. Anche il progetto del Bosco Verticale, ha ricordato Boeri, è stato un esperimento per continuare in questa direzione e potrà stimolare nuovi sviluppi su scala più ampia: per esempio le forest cities, una proposta provocatoria ma che già sta suscitando interesse in paesi come la Cina.

Nella complessità del tessuto urbano contemporaneo, anche l’auto è chiamata a contribuire all’innovazione. Lo ha ricordato Fabrizio Longo, brand director di AUDI Italia, parlando di tecnologie come la guida automatica e semi automatica, che potranno restituire tempo e spazio alle persone, sempre all’insegna del coinfort e della sicurezza.

Infine, la testimonianza di un creativo, Francesco Ragazzi, direttore artistico del marchio Moncler. Ragazzi ha portato l’esempio di Los Angeles come fonte di stimoli e di energia innovativa. “Proprio fotografando gli skateboarders di Venice Beach, outsider urbani contemporanei, sono arrivato a creare nell’autunno del 2015 una collezione di moda unisex, Palm Angels. “Insomma, da una passione è nato un nuovo marchio.”

Testo di Laura Ragazzola – Foto di Efrem Raimondi

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Design & Made in Italy!
Archivio: FuoriSalone 2016

Design & Made in Italy!

Nasce a Pechino l’Italian Design Center, centro dedicato alle eccellenze italiane
Data Pubblicazione: 14 April 2016

Un’Aula Magna impreziosita da autorità (Francesca Balzani, vicesindaco di Milano; Wang Dong, console cinese a Milano), manager (Wang Linpeng, presidente di Easyhome; Lin Yinghua, general manager Easyhome Top Design Centre; Wang Peng, investment&management director Easyhome; Jiang Haofan, general manager Happy Mall International Trade co; Amedeo Scarpa, coordinatore direttore ICE in Cina), architetti (Stefano Boeri, Michele Brunello e Yibo Xu di SBA Architetti China) cinesi e italiani ha assistito alla presentazione dell’Italian Design Center, centro interamente dedicato alle eccellenze italiane, con particolare focus su design e food made in Italy che sta sorgendo a Pechino.

Ideato da Easyhome Goho, leader nella vendita di arredamento e design made in Italy nata a Pechino nel 2010, progettato da SBA Architetti China con sede a Shanghai, Italian Design Center sarà un centro dedicato ai consumatori di fascia medio alta che desiderano vivere l’esperienza di acquisto di prodotti ricercati che rappresentino il meglio del saper fare italiano.

Un progetto che nasce non solo con un fine commerciale, ma di rafforzamento del legame tra Italia e Cina.

“In Cina, il design italiano c’è già da tempo, come anche le aziende italiane sono presenti da tempo sul territorio. La novità di Easyhome si esplica in due forme di relazione: da un lato, aprire una finestra dedicata al design&food italiani sul mercato cinese creando un laboratorio creativo, dall’altro la volontà di tutelare con attenzione, in questo scambio, copyright e autenticità dei prodotti”, ha spiegato l’architetto Stefano Boeri.

Sulla stessa linea Amedeo Scarpa di ICE: “La Cina sta crescendo in questi ultimi anni puntando soprattutto su qualità, tutela della proprietà intellettuale e lotta alla contraffazione”.

Italian Design Center illustrerà ai consumatori cinesi lo stile di vita italiano, diventando un ponte capace di collegare Italia e Cina nel design e nel food. Grazie a Easyhome, piattaforma, ecosistema per il mercato del mobile in Cina, e grazie a SBA Architetti, che ha saputo farsi “ponte” tra due diverse identità culturali e commerciali.

Del resto, nei suoni della lingua cinese “ciao” e “benvenuto” significano anche “ponte”.

Testo di Danilo Signorello – Foto di Efrem Raimondi

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Untaggable Future Untaggable People
Archivio: FuoriSalone 2016

Untaggable Future Untaggable People

Al via alla Torre Velasca il ciclo di incontri di Audi City Lab
Data Pubblicazione: 13 April 2016

Si è aperto ieri sera in Torre Velasca Untaggable Future, il laboratorio di idee di Audi in occasione del FuoriSalone, con il primo dei quattro incontri previsti, Untaggable People.

Il percorso tematico di questa edizione “raccoglie le testimonianze di alcune personalità ‘untaggable’ del nostro tempo, non etichettabili, multidiscipliari”, ha affermato nella presentazione Fabrizio Longo, brand director Audi Italia, “perché sembra sia proprio questa la virtù indispensabile per affrontare il futuro”.

Gilda Bojardi, direttore di Interni, ha poi annunciato il concorso Velasca Progetto Design – Idee sotto la Torre, lanciato da UnipoSai, che coinvolgerà le scuole di Milano per progettare nuovi arredi (con premiazione il 30 giugno).

Quindi Massimo Russo, condirettore de La Stampa, ha dato il via agli interventi, premettendo che gli untaggables convocati hanno dimostrato speciali doti di adattabilità al cambiamento, anzi, sono essi stessi in continuo cambiamento.

Un valore messo in evidenza anche dal primo degli ospiti, il sociologo Francesco Morace, che ha ricordato come il nostro tempo premi l’unicità delle persone, più che la loro appartenenza a un gruppo, e la capacità di entrare in relazione con tutti.

A seguire, Guido Guerzoni, professore della Bocconi ed esperto di tatuaggi, ha definito alcune qualità degli untaggables, come la curiosità e la passione per quello che si fa, di qualsiasi cosa si tratti.

Una qualità ben interpretata da Marcelo Burlon, altro ospite, mito dei teenagers per la sua linea di moda tribale; Burlon ha raccontato come la sua storia di successo sia fondata sulla capacità di re-inventarsi e di creare relazioni.

La serata si è conclusa con un dialogo a tre tra Carlo Freccero, membro del cda Rai, il comico youtuber Daniele Doesn’t Matter e Giovanni Perosino, head of marketing communication Audi, che ha prospettato come le auto ci daranno una mano a recuperare tempo, sostituendosi a noi nella guida, creando così la 25° ora del giorno, un’ora guadagnata alle nostre passioni.

Testo di Antonella Galli – Foto di Efrem Raimondi

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Voices from Radura
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Voices from Radura

Viaggio tra sostenibilità ambientale, biodiversità e post-umano
Data Pubblicazione: 13 April 2016

Sono state tre ore piacevoli, all’insegna della sostenibilità ambientale, quelle che hanno scandito il tempo nell’installazione Radura, realizzata da Stefano Boeri Architetti al centro del Cortile della Farmacia, durante l’appuntamento Voices from Radura, rassegna di incontri organizzati da EasyHome Goho.

A fare gli onori di casa l’architetto Stefano Boeri, che ha raccontato la genesi dell’installazione. “Simbolo della Ca’ Granda è da sempre la colomba, quindi avevo pensato a una grande voliera, un intervento delicato che valorizzasse lo spazio. Poi a un nido, con un perimetro trasparente. Infine, ecco Radura, uno spazio intimo e raccolto”.

350 colonne di legno friulano, una struttura che racconta la storia di un territorio italiano e una storia altrettanto importane di sostenibilità. La musica misura la differenza tra spazio interno ed esterno: quattro brani composti dal musicista Ferdinando Arnò e il cortile come cassa armonica per un luogo di relax e rigenerazione.

Di relax e rigenerazione hanno parlato anche Michele Morgante (Innova FVG) e Matteo Marsilio (Filiera Legno FVG) illustrando le attività dei due enti che si occupano il primo di ricerca concentrata sullo sviluppo del territorio montano del Friuli, mentre il secondo è un consorzio di aziende che lavorano il legno friulano dal bosco al prodotto finale.

Per entrambi, la sostenibilità ambientale è un valore centrale per lo sviluppo e la crescita del pianeta, così come la biodiversità. Due valori “incarnati” da tanti progetti di Stefano Boeri e che hanno unito i protagonisti nella realizzazione di Radura.

In un ideale file rouge, valorizzazione paesaggistica e ambientale è stato il tema al centro dell’intervento di Marco Giachetti (Fondazione Sviluppo Ca’ Granda) che ha raccontato le attività della Fondazione che gestisce un patrimonio agricolo di 85 milioni di mq, con oltre cento cascine e due mila unità immobiliari. Una valorizzazione che abbraccia beni di interesse storico e artistico e sviluppo del sistema forestale e agroalimentare riferiti alla sicurezza e alla qualità alimentare.

A chiudere il cerchio di questo viaggio nella sostenibilità e nella biodiversità hanno pensato gli studenti del corso di Urbanistica del Politecnico di Milano (tenuto dai professori Stefano Boeri e Michele Brunello)

Al centro, il progetto Milano Animal City (città e biodiversità, relazioni tra uomo, vegetazione e animali nel contesto ostico delle metropoli contemporanee) in dialogo con l’esperienza di Waiting Posthuman “piattaforma di ricerca sul post-umano per ridefinire il concetto di essere umano”, secondo le parole del filosofo Leonardo Caffo che ne presentato le linee di fondo. Essere umano che non rappresenta solo forme di vita, ma tentativi di ristrutturazione di forme di vita come l’arte, l’architettura, la musica.

Testo di Danilo Signorello – Foto di Efrem Raimondi

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