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Untaggable Future Untaggable Energy
Archivio: FuoriSalone 2016

Untaggable Future Untaggable Energy

Terzo appuntamento del programma organizzato da Audi in occasione del FuoriSalone 2016 all'Audi City Lab in Torre Velasca
Data Pubblicazione: 15 April 2016

Il tema della serata del 14 aprile è stato Untaggable Energy, cioè le forze propulsive che creano innovazione e nuove prospettive per il futuro.

Dopo il benvenuto del padrone di casa, Massimo Faraò, direttore marketing Audi, Gilda Boiardi, direttore di Interni, ha ricordato come il FuoriSalone di Milano rappresenta ormai da vent’anni una di queste forze propulsive, con iniziative che hanno invaso l’intera città, allargandone confini e indicando nuove direttrici di sviluppo. Non a caso, il motivo conduttore di questa design week è open borders, che significa lavorare sulla creatività e la tecnologia al di là del tradizionale perimetro delle singole discipline.

Massimo Russo, condirettore de La Stampa e moderatore del dibattito, ha poi dialogato con Franca Sozzani, direttore editoriale di Conde Nast Italia, sul cambiamento della città a partire da un osservatorio importante come quello della moda.

“Il settore si è profondamente trasformato e allargato”, ha detto Sozzani, “oggi tutti possono parlare di moda, per esempio attraverso i social, e la moda è ormai un riferimento importante anche per altri ambiti artistici come musica, cinema e teatro”. Milano, che ha la più alta concentrazione di case di moda e di stilisti, nell’ultimo anno ha trovato un’energia nuova, si è aperta. Ora occorre dare spazio ai talenti delle nuove generazioni. “Emergere è comunque difficile,” ha aggiunto Sozzani, “ma chi ha talento, con il tempo esce”.

Di talenti ha parlato anche Eleonora Abbagnato, etoile de l’Opera di Parigi, che a soli 11 anni lasciò Palermo per la capitale francese. Oggi è la più giovane direttrice di una scuola di danza classica, l’Opera di Roma, e ha deciso di mettere la sua energia a disposizione dei giovani e dello sviluppo della danza nel nostro Paese. “I talenti ci sono e non bisogna lasciarli sfuggire,” ha detto l’etoile, “ma ci vuole moto rigore e disciplina”.

Dalla danza alle sfide della scienza. Qual è il punto di vista di un matematico sul venir meno dei confini tra le varie culture? Piergiorgio Odifreddi, scienziato e divulgatore, ha parlato dell’impegno in campo scientifico all’unificazione di teorie diverse, anche se la strada è molto ardua, per esempio nel campo della fisica. Rimane il fatto che la cultura è una sola e, come ha ricordato Odifreddi, grandi scienziati del passato come Cartesio erano figure di primo piano della cultura del loro tempo.

Anche in ambiti molto diversi come la radio, le contaminazioni solo lo stimolo a nuove sperimentazioni. Lo ha testimoniato Alessio Bertallot, radio personality e DJ. Nella radio, ha detto Bertallot, “nulla si crea, nulla si distrugge, ma tutto si trasforma: è l’essenza della creatività”. Anche un DJ, è un divulgatore, nello specifico di musica, e ha una responsabilità verso chi lo ascolta. La radio deve cercare di fare cultura orientando tra le informazioni. Questo è il suo ruolo rispetto al web: “piuttosto che portare il web nella radio, bisogna portare la radio nel web”, ha detto il DJ, che infatti dal 2013 ha creato un programma radio in streaming on-line. D’altra parte, “la vera rivoluzione di oggi non verrà dalla rete, forse nascerà nelle strade”.

E dalle strade di Matera, Joseph Grima, architetto e curatore, ha lanciato il progetto che ha portato la città lucana a diventare capitale europea della cultura per il 2019. “La città è come una batteria, è una fonte di energia,” ha detto Grima. Matera è uno dei pochi nuclei urbani abitati fin dal Neolitico, nonostante si trovi in un una posizione svantaggiata, per la scarsità d’acqua, il territorio scosceso, la difficoltà di comunicazioni. “Ma è l’energia la carta vincente di Matera, l’ottimismo e lo spirito vitale”.

Ora Grima sta lavorando a Mantova su un progetto analogo, cercando di cogliere le potenzialità dell’architettura per realizzare cose nuove e inaspettate. Come, per esempio, un progetto di piattaforme galleggianti sui laghi che circondano la città lombarda, su cui dare spazio a performance artistiche e musicali.

A dimostrazione, ha concluso Massimo Russo, che l’intrecciarsi delle diverse discipline, dalla matematica alla danza, dalla musica all’architettura, porta a superare confini e barriere, generando nuova energia e scenari sorprendenti.

Testo di Laura Ragazzola – Foto di Efrem Raimondi

 

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La casa di do ut do e i valori dell’abitare
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La casa di do ut do e i valori dell’abitare

Architetti, designer e artisti riflettono con le loro opere sui valori dell’abitare che definiscono una comunità
Data Pubblicazione: 15 April 2016

Do ut do do, nome inventato da Alessandro Bergonzoni, è un progetto biennale giunto alla sua terza edizione, promosso dall’associazione Amici della Fondazione Hospice Seràgnoli che ha lo scopo di raccogliere fondi in favore della Fondazione.

Il progetto comprende una serie di eventi dedicati alle arti e alle eccellenze della cultura, coinvolgendo istituzioni, imprese e collezionisti. Padrino dell’edizione 2016 è il Premio Nobel per la Letteratura Dario Fo.

Alessandro Mendini ha disegnato per questa edizione la casa do ut do le cui stanze sono state progettate da 12 tra architetti e designer e da loro dedicate a un valore dell’abitare: Riccardo Dalisi (Sogno), Renzo Piano (Luce), Claudio Silvestrin (Amore), Mario Cucinella (Empatia), Michele De Lucchi (Civiltà), Terri Pecora (Complicità), Alessandro Guerriero (Attesa), Massimo Iosa Ghini (Inclusione), Alberto Biagetti (Vitalità), Angelo Naj Oleari (Natura), Stefano Giovannoni (Gioco), Daniel Libeskind (Incontro).

“Il design ha avuto e ha un ruolo importante: quello di riscattare oggetti all’apparenza banali dando loro un’anima. Perché dietro a ogni oggetto ci sono le persone”, ha sottolineato, ponendo l’accento sul concetto di umanizzazione del designMaurizio Marinelli moderatore del dibattito (cui hanno partecipato l’architetto Michele De Lucchi, la designer e artista Nanda Vigo, l’architetto Massimo Iosa Ghini, Andrea Viliani direttore Madre di Napoli).

All’interno della casa, troveranno spazio opere d’arte contemporanea e pezzi unici di design donati da architetti, designer, artisti, stilisti alla Fondazione e oggetto di una estrazione a sorte conclusiva.

L’architetto Michele De Lucchi ha sottolineato il valore della casa: “Mi piace lavorare per trovare il senso delle cose. Soprattutto quando si parla della casa. Un luogo che a noi architetti e designer sembra di conoscere benissimo, ma che si evolve continuamente. Senza che ce ne accorgiamo”.

Le opere saranno esposte al Madre di Napoli, al Maxxi di Roma, al Mart di Rovereto, alla Reggia di Caserta e, dal 1° al 16 ottobre, al Mambo di Bologna. Ultimo appuntamento, sarà la vera e propria estrazione e assegnazione delle opere a fine ottobre a Bologna presso il Mast.

La casa do ut do sarà visitabile grazie a un sistema di navigazione in virtual reality 3D, su web (www.doutdo.it), nei musei e nelle sedi espositive che aderiscono al progetto. La visita virtuale sarà accompagnata da un brano inedito di Gaetano Curreri e Saverio Grandi.

Testo di Danilo Signorello – Foto di Efrem Raimondi

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Umbria Experience, UniAbaPg: un progetto artistico per l’impresa
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Umbria Experience, UniAbaPg: un progetto artistico per l’impresa

Data Pubblicazione: 14 April 2016

Nella cornice di Open Borders la Regione Umbria, che ha prodotto per la mostra-evento di Interni l’installazione ‘Scorched or blackened’, ha presentato ieri, 13 aprile, il nuovo corso di laurea magistrale in Interni/Exhibit Design, che nascerà dall’inedita sinergia tra l’Università degli Studi di Perugia e l’Accademia di Belle Arti Pietro Vannucci di Perugia.

La presentazione si è svolta in Università Statale, nell’Aula del Senato Accademico: per il settore formativo sono intervenuti Fabrizio Figorilli, prorettore vicario dell’Università degli Studi di Perugia, e Paolo Belardi, direttore dell’Accademia di Belle Arti, mentre per il settore delle imprese erano presenti Andrea Margaritelli di Listone Giordano e Massimiliano Catanese di Almax.

Il corso magistrale, che prenderà avvio nell’anno accademico 2016/2017, è finalizzato a formare professionisti capaci di operare nel settore del progetto per il design con competenze sia tecniche, sia artistiche, ovvero integrando sapere e saper fare.

Per questa ragione il progetto didattico del nuovo corso prevede un duplice approccio – storico-artistico e tecnico-laboratoriale – cosicché lo studente riceva una formazione che apre concrete possibilità di collaborazione con le imprese.

Testo di Antonella Galli – Foto di Paolo Consaga

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Untaggable Future Untaggable Cities
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Untaggable Future Untaggable Cities

All’Audi City Lab in Torre Velasca, il secondo appuntamento promosso da Audi
Data Pubblicazione: 14 April 2016

Untaggable cities è stato il tema del secondo appuntamento del ciclo di incontri promosso da Audi in occasione del Furisalone di Milano. Dopo le persone, questa volta al centro del dibattito sono state le città. A partire da Milano che, come ha sottolineato nella sua introduzione il Brand Director Audi Italia Fabrizio Longo, “è di nuovo la Milano che volevamo”.

L’impegno di Audi è stato proprio quello di dar vita a un concorso di idee e proposte per guardare al futuro e all’innovazione della città. E lo ha fatto in uno dei luoghi più iconici dell’architettura milanese, la Torre Velasca, rivitalizzata dal progetto di restyling dell’architetto Piero Lissoni.

Il dibattito, moderato da Massimo Russo, condirettore de La Stampa, è partito dalla trasformazione in atto nelle città, destinate a ospitare i 7/10 della popolazione mondiale, per diventare luoghi straordinari ma anche di crescente complessità, che solo l’innovazione e la tecnologia ci consentiranno di affrontare.

“Occorre un approccio multidisciplinare”, ha detto l’architetto Michelangelo Giombini di Interni, “ed è anche questa la ragione per la quale quest’anno il Fuorisalone ha come filo conduttore l’apertura dei confini (“Open Borders”) tra culture, competenze e stili di vita.

“L’energia della città sono i cittadini”, ha sottolineato Paola Antonelli, Senior Curator di Architettura e Design e Direttore di ricerca e sviluppo presso il Museum of Modern Art di New York. Antonelli ha parlato di città nodose, cioè reti complesse, dove sempre più avvengono confronti anche tesi (basta ricordare le vicende di Occupy Wall Street a New York o le proteste dell’autunno brasiliano), ma che anch’essi “diventano strumenti di avanzamento urbanistico ed architettonico”.

Stimolati a intervenire sulla trasformazione urbana, gli architetti Piero Lissoni e Stefano Boeri hanno raccontato due loro progetti “untaggable”. La ristrutturazione della torre Velasca che, ha ricordato Lissoni, è un simbolo della città e quindi richiede grande cautela nell’intervento. “Ma la cautela non deve essere paura, non si possono riportare indietro le lancette. Bisogna avere il coraggio di rapportarsi al proprio tempo”.

Per Boeri, l’architettura deve saper produrre delle discontinuità. Milano lo ha fatto in passato con la Torre Velasca, ed è questa la Milano in cui ci riconosciamo. Anche il progetto del Bosco Verticale, ha ricordato Boeri, è stato un esperimento per continuare in questa direzione e potrà stimolare nuovi sviluppi su scala più ampia: per esempio le forest cities, una proposta provocatoria ma che già sta suscitando interesse in paesi come la Cina.

Nella complessità del tessuto urbano contemporaneo, anche l’auto è chiamata a contribuire all’innovazione. Lo ha ricordato Fabrizio Longo, brand director di AUDI Italia, parlando di tecnologie come la guida automatica e semi automatica, che potranno restituire tempo e spazio alle persone, sempre all’insegna del coinfort e della sicurezza.

Infine, la testimonianza di un creativo, Francesco Ragazzi, direttore artistico del marchio Moncler. Ragazzi ha portato l’esempio di Los Angeles come fonte di stimoli e di energia innovativa. “Proprio fotografando gli skateboarders di Venice Beach, outsider urbani contemporanei, sono arrivato a creare nell’autunno del 2015 una collezione di moda unisex, Palm Angels. “Insomma, da una passione è nato un nuovo marchio.”

Testo di Laura Ragazzola – Foto di Efrem Raimondi

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