INTERNI. The Magazine of Interiors and Contemporary Design

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Voices from Radura
Archivio: FuoriSalone 2016

Voices from Radura

Viaggio tra sostenibilità ambientale, biodiversità e post-umano
Data Pubblicazione: 13 April 2016

Sono state tre ore piacevoli, all’insegna della sostenibilità ambientale, quelle che hanno scandito il tempo nell’installazione Radura, realizzata da Stefano Boeri Architetti al centro del Cortile della Farmacia, durante l’appuntamento Voices from Radura, rassegna di incontri organizzati da EasyHome Goho.

A fare gli onori di casa l’architetto Stefano Boeri, che ha raccontato la genesi dell’installazione. “Simbolo della Ca’ Granda è da sempre la colomba, quindi avevo pensato a una grande voliera, un intervento delicato che valorizzasse lo spazio. Poi a un nido, con un perimetro trasparente. Infine, ecco Radura, uno spazio intimo e raccolto”.

350 colonne di legno friulano, una struttura che racconta la storia di un territorio italiano e una storia altrettanto importane di sostenibilità. La musica misura la differenza tra spazio interno ed esterno: quattro brani composti dal musicista Ferdinando Arnò e il cortile come cassa armonica per un luogo di relax e rigenerazione.

Di relax e rigenerazione hanno parlato anche Michele Morgante (Innova FVG) e Matteo Marsilio (Filiera Legno FVG) illustrando le attività dei due enti che si occupano il primo di ricerca concentrata sullo sviluppo del territorio montano del Friuli, mentre il secondo è un consorzio di aziende che lavorano il legno friulano dal bosco al prodotto finale.

Per entrambi, la sostenibilità ambientale è un valore centrale per lo sviluppo e la crescita del pianeta, così come la biodiversità. Due valori “incarnati” da tanti progetti di Stefano Boeri e che hanno unito i protagonisti nella realizzazione di Radura.

In un ideale file rouge, valorizzazione paesaggistica e ambientale è stato il tema al centro dell’intervento di Marco Giachetti (Fondazione Sviluppo Ca’ Granda) che ha raccontato le attività della Fondazione che gestisce un patrimonio agricolo di 85 milioni di mq, con oltre cento cascine e due mila unità immobiliari. Una valorizzazione che abbraccia beni di interesse storico e artistico e sviluppo del sistema forestale e agroalimentare riferiti alla sicurezza e alla qualità alimentare.

A chiudere il cerchio di questo viaggio nella sostenibilità e nella biodiversità hanno pensato gli studenti del corso di Urbanistica del Politecnico di Milano (tenuto dai professori Stefano Boeri e Michele Brunello)

Al centro, il progetto Milano Animal City (città e biodiversità, relazioni tra uomo, vegetazione e animali nel contesto ostico delle metropoli contemporanee) in dialogo con l’esperienza di Waiting Posthuman “piattaforma di ricerca sul post-umano per ridefinire il concetto di essere umano”, secondo le parole del filosofo Leonardo Caffo che ne presentato le linee di fondo. Essere umano che non rappresenta solo forme di vita, ma tentativi di ristrutturazione di forme di vita come l’arte, l’architettura, la musica.

Testo di Danilo Signorello – Foto di Efrem Raimondi

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Interni Open Borders: oltre i confini del design
Archivio: FuoriSalone 2016

Interni Open Borders: oltre i confini del design

Al via oggi, con la Conferenza Stampa di presentazione nell’Aula Magna dell’Università degli Studi di Milano, la mostra evento di Interni
Data Pubblicazione: 11 April 2016

Qual è il vero significato di Open Borders? Che ogni cosa ha una sua origine precisa, senza la quale non potrebbe esistere contaminazione. Partendo da questo dato di fatto, l’evento di Interni vuole porsi oltre i normali confini del progetto. Sia nei materiali, sia nelle forme. E, è il caso di dire, anche oltre i confini fisici delle tre location: Università degli Studi, Orto Botanico di Brera e Torre Velasca.

E Milano è la città ideale per questo tipo di esplorazione. Se esiste in Italia una città veramente open borders, questa è Milano. Città di incroci e ibridizzazioni perenni. Metropoli poliedrica in continua evoluzione, piattaforma internazionale e laboratorio di innovazione, Milano sfugge a qualsiasi tentativo di definizione.

Sperimentazione e contaminazione, innovazione e dialogo, definizione dell’indefinibile (come succederà ad Audi City Lab): tutto questo sarà Interni Open Borders, da oggi fino al 23 aprile.

Nella città dove già secoli fa Leonardo sperimentava e innovava superando gli allora usuali confini della conoscenza umana, è nata l’industria del design. E design significa bellezza, creatività, ricerca, cultura, industria.

Spesso la definizione di industria della cultura fa storcere il naso. Ma non è forse vero che le risorse investite in cultura non sono mai a fondo perso? Da questo punto di vista, l’evento di Interni è da sempre una contaminazione di idee, progettualità, creatività, ricerca e industria, rappresentata da tutte le aziende partner che permettono la realizzazione della mostra-evento durante la Design Week milanese.

Il risultato che ne scaturisce è la bellezza: delle installazioni, delle location che le accolgono, di incontri e dibattiti che animano la settimana. E se forse la bellezza non salverà il mondo, sicuramente permetterà sempre di conoscerlo, progettarlo, migliorarlo.

Testo di Danilo Signorello – Foto di Efrem Raimondi

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Casetta del Viandante

Casetta del Viandante

A cura di Marco Ferreri
Cortile del 700
Data Pubblicazione: 6 April 2016

In Italia, anticamente, i due terzi delle strade erano mulattiere e sentieri: spesso il loro tracciato era legato al commercio, ma i camminamenti erano percorsi anche dai pellegrini che si recavano nei luoghi santi.

Negli ultimi anni la pratica del camminare ha conosciuto un grande rilancio: si cammina per tenersi in forma, per riscoprire la lentezza, per conoscere più da vicino la natura e il paesaggio.

Muovendo da queste considerazioni, l’architetto e designer Marco Ferreri ha interpretato il tema di Open Borders nell’ottica di un rinnovato contatto con la natura e ha ideato la mostra Casetta del Viandante proponendo un modello di albergo diffuso a basso impatto ambientale dedicato ai nuovi pellegrini.

La mostra presenta quattro moduli abitativi autonomi di circa 9 mq, realizzati prevalentemente in legno. All’interno di ciascuno trovano posto due giacigli, un tavolo edue sedie pieghevoli, una cucina e un bagno. Ogni modulo è energeticamente autonomo grazie a pannelli solari, microeolico e accumuli di acqua, energia termica ed elettrica.

Ciascuno dei quattro moduli è stato allestito e personalizzato con proprie creazioni da Marco Ferreri, Michele De Lucchi, Denis Santachiara e Stefano Giovannoni.

Casetta del Viandante è stata designata come mostra ufficiale della XXI Triennale Internazionale di Milano ’21st Century. Design After Design’.

Partner: Cacciati Costruzioni Restauri, Arex, Esa Progetti, DeMarinis, D’Officina, Pertinger, SID

Progetto di illuminazione e luci Artemide

 

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Empathic Fuukei

Empathic Fuukei

Progetto Patricia Urquiola
Hall Aula Magna
Data Pubblicazione: 6 April 2016

Ispirandosi all’iconografia dei tradizionali pannelli decorativi orientali, caratterizzati da masse montagnose e cumuli nebulosi delicatamente sovrapposti per generare effetti di profondità variabili, la designer spagnola Patricia Urquiola ha interpretato il tema Open Borders progettando un “paesaggio empatico” (l’esatta traduzione del titolo), un percorso interattivo polisensoriale costituito da pareti/pannelli aperti, realizzati mediante la sovrapposizione di materiali diversi.

L’installazione “site specific”, pensata da Urquiola per Cleaf, azienda leader nella sperimentazione e produzione di superfici per l’interior design, esprime la curiosità della progettista verso il concetto di “non finito”. Le pareti che compongono l’installazione rappresentano una densità da attraversare e intravedere, illustrando compiutamente la bellezza del percorso produttivo, del “come è fatto”, piuttosto che del prodotto finito.

I pannelli utilizzati, pensati come una sorta di derma, sono composti da strati di diversi materiali prodotti da Cleaf, lasciati volutamente aperti per valorizzarne l’ibridazione. Queste sovrapposizioni, creano paesaggi grafici inaspettati. Forme, colori e consistenze differenti guidano i visitatori attraverso un’inedita esperienza tattile e percettiva.

In tal modo Patricia Urquiola invita alla scoperta di una nuova era dei materiali, valorizzando, grazie alle nuove tecnologie, il fascino multiforme e complesso dell’artificiale.

 

Progetto: Patricia Urquiola

Realizzazione: Cleaf

 

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