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Materiali in cucina

Materiali in cucina

Nanotecnologie, solid surfaces, rivestimenti polimero-cementizi, ma anche legni antichi e azulejos. Prestazioni da industria bellica si fondono con morbidezza e toni caldi, per creare finiture materiche non convenzionali
Data Pubblicazione: 24 October 2015

Nel corpo della casa la cucina riacquista una centralità assoluta. In passato era la vera e propria anima della casa, poi sì è rimpicciolita sempre più fino quasi a sparire, oggi torna ad essere centrale con un tratto “living”. La trasformazione implica un’evoluzione estetica e funzionale, l’introduzione di nuovi materiali o la reinvenzione e ibridazione di sostanze classiche.

E spesso si arriva all’interscambio di materiali tra living e cucina. Dietro tutto questo, quasi invisibili, troviamo innovazioni molto interessanti: trattamenti nanotech, con prestazioni tra le più diverse: antibatterico, antimpronta, oleo-idro repellente, di resistenza all’abrasione, o solid surfaces che consentono finiture materiche non convenzionali, come il superopaco. Si tratta di processi e materiali innovativi che incidono decisamente e volutamente sull’impatto estetico.

Se il titanio “sposa” l’acciaio
Le nostre industrie ce la mettono davvero tutta per raggiungere risultati strabilianti. Arclinea pesca addirittura nell’industria bellica. “È lì – spiega Silvio Fortuna, amministratore delegato della società – che abbiamo trovato il sistema per rendere l’acciaio più resistente all’usura e all’abrasione.

È una tecnologia utilizzata nei sistemi di puntamento, soggetti a sollecitazioni pazzesche e noi l’abbiamo trasferita nelle nostre cucine. Si tratta di un procedimento effettuato in autoclave, a temperatura di 400 gradi, che consente al titanio di depositarsi e legarsi a livello molecolare con l’acciaio inox, rendendolo meno attaccabile dalla corrosione, più facile da pulire, più resistente e colorato”.

Un sistema al “doppio” alluminio
Progetto e metallo sono parole d’ordine anche in casa Modulnova. “Nel nostro sistema Blade – racconta Dario Presotto, presidente della società – i frontali dispongono di ante realizzate con pannello alveolare in allumino rivestito con foglio di alluminio e diverse finiture metalliche. Questo ci consente di attribuire un nuovo valore al concetto di cucina: il design offre nuove soluzioni visive.

Volumi paralleli, linee rette, la sintesi del disegno realizzano nuove geometrie, integrando i mobili al progetto architettonico. Ma lavoriamo molto anche sulla reinterpretazione di materiali classici, legni materici con trattamento a olio e non verniciati, che conferisce calore. Oppure gres, con nuove finiture e dimensioni ampliate, che consentono di realizzare un intero piano con un unico modulo, mutandone decisamente la percezione”.

Il gres che sfida il tempo
Malte e cementi alleggeriti, dall’effetto morbido e setoso sono tra gli ultimi ingressi nel mondo della cucina. “In effetti – dice Vittorio Renzi, direttore generale di Scavolini – abbiamo allo studio alcune malte, poiché hanno superato problemi di fragilità e  screpolatrure, così come ossidi, in grado di conferire un aspetto metallico agli elementi trattati, ma capaci di garantire una posa semplice e bassi costi.

Attualmente, rispetto a nuovi materiali, la nostra azienda utilizza con successo il gres porcellanato, per i top ma anche per il rivestimento delle ante. La questione da trattare con cura per questi manufatti è l’assemblaggio, si tratta di un processo delicato, che viene gestito da macchine robotizzate. In tutti i casi, il suo impiego offre risultati estetici di indubbio impatto, con un approccio contemporaneo, urbano e industriale.

A questo va aggiunto che il gres porcellanato è un materiale estremamente resistente al taglio, alle abrasioni, all’acqua e agli sbalzi di temperatura, non si deforma e garantisce una longevità eccezionale di superficie, quindi particolarmente indicata per un ambiente come la cucina”.

Tavole d’abete super protette
Certamente innovativi e di indubbia suggestione gli impieghi fatti da Boffi di alcuni materiali davvero tradizionali. “Recuperiamo vecchissime tavole d’abete, ottenute da dismissione di antiche baite – spiega Enrico Boffi – e applichiamo un trattamento protettivo, per poi utlizzarle per la costruzione di piani per penisole o rivestimenti frontali.

Devo dire che, in generale, il legno massello e il suo aspetto naturale sono molto apprezzati soprattutto quando trattati con passaggi di levigatura che lasciano quasi un’impronta di segagione, molto materica. Inoltre, per accentuare questo effetto caldo vengono trattati con vernici a base d’acqua o oli naturali.

A questi abbiniamo acciai in spessori sottili, sui piani cucina, con trattamento Durinox. Si tratta di un procedimento che rende estremamente resistente il metallo, oltre a fornire un aspetto opaco davvero piacevole. Molta ricerca anche su nuove generazioni di grandi lastre per i top, realizzate con un mix ceramico-vetro, dalle prestazioni importanti”.

Volumi e forme sorprendenti
Contrasto tra vetro, a sostenere volumi che appaiono così sospesi nel nulla e piani coperti da un mosaico di variopinte azulejos è l’ultima strada individuata da Lago. “Stiamo lavorando sull’innovazione delle interpretazioni – precisa Daniele Lago – vogliamo rompere la percezione di ingombro e pienezza delle cucine viste sino ad oggi, con nuovi moduli capaci di rompere con la tradizione che vuole configurazioni standard.

Nasce così la cucina non-cucina che si sgancia dai rigidi schemi compositivi e consente di creare volumi e forme sorprendenti. Nasce anche un linguaggio estetico nuovo, perché il modulo quadrato, assolutamente atipico nell’ambiente cucina, permette geometrie inconsuete, come alberi, nuvole, figure astratte. Ma Daniele Lago ha in serbo un’altra sorpresa, davvero rivoluzionaria, che rompe gli schemi della classica domotica superandola di slancio “Arredi con cui dialogare – specifica Lago – quindi che, attraverso uno smartphone, stimolano l’interazione, memorizzano, suggeriscono; una piccola magia resa possibile dall’utilizzo della tecnologia Nfc.

Avvicinando uno smartphone al microchip interattivo che da oggi applichiamo sui nostri prodotti, sarà possibile iniziare un dialogo con gli arredi ottenendo così informazioni specifiche, sui materiali, il designer, istruzioni e consigli d’uso, ma anche provare esperienze più coinvolgenti, come memorizzare le storie nate attorno al prodotto, attraverso immagini, testi o suoni così da comporre un diario emotivo per ricordare nel tempo la meraviglia di alcuni momenti vissuti”.

La ricerca dei minimi spessori
Phoenix e Trail sono invece le linee che condensano l’idea della cucina e delle sue innovazioni per Varenna, con soluzioni tecniche all’avanguardia e una declinazione stilistica sempre più personale “Nel primo caso – spiega Dario Cestari, responsabile tecnico dell’azienda – si tratta di una proposta che riduce ogni elemento compositivo alla propria geometria primaria.

Il top in acciaio spessore 6 millimetri caratterizza l’isola centrale scandita dalla maniglia Phoenix di nuovo disegno, ottenuta dalla combinazione delle ante con trafilatura passante e con sagomatura terminale a 90 gradi. La ricerca dei minimi spessori accomuna invece i diversi componenti del modello Trail, dai top spessi 6 millimetri alle mensole per boiserie di soli 3, fino ai nuovi contenitori a giorno con schienale luminoso.

di Alessandro Bini

 

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Mangiare, bere, acquistare

Mangiare, bere, acquistare

Nell’ambito dei locali destinati alla ristorazione esiste ormai una nuova formula, importata – come sempre – dai Paesi anglosassoni: ci si siede al tavolo (o tavolino), per pranzo o per cena o, a volte, anche per colazione, si mangia e si beve quanto e come si vuole e alla fine, se soddisfatti, si può persino fare una spesa gourmand
Data Pubblicazione: 24 October 2015

Ormai anche nella ‘capitale morale’ d’Italia, Milano, ma non solo, sta sorgendo con una certa rapidità una nuova tipologia di locali, consacrati alla ristorazione, che potremmo definire “da mane a sera”, aperti cioè dalla mattina, per la prima colazione, e fino a sera (che non sempre è la notte), che prevedono similare dignità per i tre pasti della giornata – prima colazione, pranzo e cena – i quali vengono tutti preparati in cucina, colazione compresa, che, perciò, non viene più rappresentata dal classico cornetto (di produzione industriale) inzuppato nel cappuccino (il latte di vaccino viene ormai seriamente contestato, in primis dalla super-ricerca scientifica riportata nel celeberrimo libro The China Study, in edizione anche italiana).

Ma ciò che c’è di ulteriormente nuovo è che, al di là del ‘consumo sul posto’, nel momento in cui questo risulta soddisfacente, il commensale può allora decidere di acquistare in loco e portarsi poi a casa alcuni dei prodotti gourmand, di produzione ristretta e con etichetta esclusiva, che ha appena gustato: dalla pastarella alla conserva di pomodoro, dal vino all’olio, dalla pasta alle spezie, dalla colata di alici al sushi di pesce…

In effetti, navigatissimi ristoratori (primi fra tutti a Milano, Langosteria 10  e Giacomo) si fanno ormai un vanto di prodotti alimentari prima ricercati sull’intero territorio nazionale e poi personalizzati con un proprio marchio, che alla fine garantirebbe una sopraffina qualità.

Ma c’è chi, come Un posto a Milano all’interno dell’intatta Cascina Cuccagna (1695), non solo può provvedere dell’ottimo take away ma anche, due volte a settimana (martedì e venerdì, dalle 15.30 alle 20), il variegato Mercato agricolo, cioè prodotti farm-to-table, locali, stagionali, biologici, di provenienza certa e al giusto prezzo.

E, a proposito di biologico, sta spopolando a Milano Bio.it, dalla colazione alla cena (aperto dalle 9 alle 22.30, comprese le domeniche), che, oltre a offrire piatti della tradizione mediterranea, permette di approvvigionarsi nella sua dispensa, prevedendo anche un apposito ricettario; è sito inoltre a Porta Nuova, l’area più di tendenza di Milano, e sotto i grattacieli del Bosco Verticale di Stefano Boeri.

Ma chi preferississe il vegano non ha che andare da Mantra Raw Vegan, “il ristorante che non cuoce niente” e presso cui si può fare una spesa ‘a tono’.

E, alla fine, fra diverse formule di consumo conscio e innovativo, quella forse più scanzonata è quella del ristorante nomade, con ulteriore offerta di conserve dolci e salate fatte in casa, di Vasiliki Kouzina, una giovane greca, colta e chic, che, buttati alle ortiche gli anni accademici, ha capito che soprattutto le piace cucinare e in base alla pratica e ai racconti di nonna Cristina: cosi, a Milano s’è inventata un catering (con possibile spesa di conserve), il cui polpo al miele e vino rosso è tra i più richiesti.

di Olivia Cremascoli

 

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Foodaddicted

Foodaddicted

Il cibo è suggestione. Fonte d’ispirazione e materia plasmabile per mani d’artista
Data Pubblicazione: 24 October 2015

Non riesco a sopportare quelli che non prendono seriamente il cibo, parola di Oscar Wilde. Che certo non si immaginava alimenti elevati ad opera d’arte. Come la ricerca creativa di Cecilie Rudolphe, origine danese e base a Londra, che intreccia passione per il cibo e universo tessile in una “combinazione di estetica nordica e sofisticati elementi di couture”, con tocco giocoso ed elegante.

Con il progetto Velbekomme (Buon appetito, in danese) “mi interrogo sul senso del consumo e dei rifiuti proponendo nuove forme e modalità di utilizzo”,. Ipnotico ‘Food as an Image’, con l’illusione a giocare una parte centrale per rendere la biancheria da tavola “deliziosa”, parte dell’esperienza stessa dell’assaporare.

In sintonia anche l’avventura appena intrapresa a Milano da Mariangela e Titti Negroni che in pieno centro hanno inaugurato le vetrine di Funky Table, all’insegna della commistione tra “l’imperfetto del manufatto e l’ironico quotidiano”. “Vogliamo far dialogare oggetti che arrivano da diverse parti del mondo e sono capaci di rinnovare le nostre tavole con pochi pezzi”, spiegano, senza dimenticare l’ironia.

Così ecco in vetrina ceramiche a forma di ortaggio, o posate incise con iniziali dal lettering esagerato. Per finire con i piatti commestibili in cialda di cracker, capaci anche di sopportare il calore di una zuppa; zero sprechi garantiti.

E dagli scarti si muove la ricerca dell’artista berlinese Uli Westphal che con il suo ‘Mutatoes’ mette sotto i riflettori verdure e frutti ‘sbagliati’, esemplari con cui la natura pare aver scherzato modificandone la morfologia. Davanti al suo obbiettivo fotografico una patata che pare una chiocciola o una carota ramificata si trasformano come per incanto in star.

“’Mutatoes’ è l’ultima possibilità di comprendere la vastità della diversità e plasticità morfologica che esiste in agricoltura”, spiega Westphal. Che dalla ricerca è passato anche alla produzione e in ‘Cultivar series’ pone sotto i riflettori varietà coltivate a impollinazione libera che l’artista definisce “in via d’estinzione”. Si sa, sulla bancarella del mercato a conquistare i consumatori è perlopiù la mela rossa e magari anche lucidata a dovere.

All’insegna della spontaneità è infine GnamBox.com, progetto social multiforme che da internet approda in cucina: “Crediamo che il cibo sia uno strumento di comunicazione di per sé – raccontano gli ideatori Riccardo Casiraghi e Stefano Paleari –attraverso cui incontrare e raccontare le persone, i luoghi, i prodotti preferiti”.

Sempre intorno a una tavola, che sia quella di casa dei due ex designer, dove personaggi del mondo milanese sono invitati via via a cimentarsi ai fornelli, o quella di un evento organizzato ad hoc. Foto, ritratti e ricette sono tutte online, in un mosaico di occasioni in continua composizione dove non manca l’Oroscopo, “per capire se sei in una fase croccante, vellutata, o dura come una frisella pugliese”.

di Paola Romagnoli

 

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Design meets food

Design meets food

Data Pubblicazione: 24 October 2015

Se l’Anno Internazionale della Luce (2015) indetto da Unesco deve fondersi con il mondo della cucina e del cibo, punto focale di Expo 2015 (con il suo tema “Nutrire il Pianeta”), questa immagine non poteva essere più emblematica. Galattica.

E in fondo, a ben pensarci, il momento storico che Milano e l’Italia hanno attraversato con Expo 2015 ha molto a che vedere con l’Universo. Anche se il nostro ‘universo’ è molto più materiale, quello del food e del suo sistema è in costante movimento.

Possiamo parlare di universo cibo che ha accompagnato Expo e FuoriExpo con una costellazione di eventi, partiti a maggio e conclusi a fine ottobre e che con ogni probabilità avranno delle conseguenze indelebili anche per gli anni a venire.

L’arte del cucinare e degli chef (guarda caso ‘stellati’) è ormai un patrimonio a conoscenza dell’universale sistema di comunicazione. Il design e il mondo del progetto hanno sposato con entusiasmo questa meteora food che prepotentemente si è installata nel mondo mediatico.

Fondendosi hanno creato un mondo fatto di grandi novità. Dai progetti Expo con i padiglioni firmati da importanti progettisti internazionali e arredati da prestigiose aziende del design,  ai ristoranti disseminati in città, ognuno con una proposta creativa che vale una visita.

Gli store e i grandi magazzini, i food designer, i progettisti di oggetti si uniscono a questo grande cartellone di eventi. Non da ultimo, Design meets Food, un percorso che abbiamo progettato e promosso e che ha visto e vede coinvolti showroom milanesi, chef e progettisti in un match creativo culinario di altissima qualità.

 

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